borsa in ecopelle
Moda

Pelle ecologica o ecopelle, che cos’è? Differenza tra pelle, ecopelle e similpelle

Che cos’è l’ecopelle? Forse a molti di voi sarà capitato di entrare in un negozio di abbigliamento e rimanere colpiti da una giacca o un paio di pantaloni che vi sembravano di pelle. Siete andati a controllare l’etichetta e avete trovato questa dicitura. Se vi site chiesti ecopelle cosa significa e quale sia la differenza tra pelle ed ecopelle, siete nel posto giusto per fare un po’ di chiarezza. Spesso infatti si cade nell’errore pensando che con questo termine ci si riferisca ad un tessuto sintetico e, per così dire, “finto”. La finta pelle, in realtà viene indicata sull’etichetta come similpelle, quindi attenzione alle terminologie prima di procedere all’acquisto! Alcune ambiguità, purtroppo, sono volute dai venditori a scopo commerciale.

“Ecopelle” cosa significa

ecocuoio

La pelle ecologica è un tipo di cuoio o vera pelle di origine animale a ridotto impatto ambientale ottenuta sulla base dei requisiti previsti dalla norma UNI 11427:2011. Questa è nata proprio per imporre alle aziende la trasparenza nei confronti dei consumatori. I materiali prodotti nel rispetto di tale normativa sono lavorati con un quantitativo limitato di sostanze chimiche e con un risparmio di consumi. Proprio il mantenimento di quei limiti determina la differenza tra pelle ed ecopelle.

La “concia”, necessaria ad arrestare la decomposizione naturale della pelle animale, nei primi anni del Novecento veniva realizzata con prodotti naturali che richiedevano tempi lunghi di lavorazione. In epoca moderna questi prodotti sono stati sostituiti da agenti chimici come il cromo. Oggi per realizzare la pelle ecologica si usano sostanze chimiche a basso impatto ambientale e meno nocive per i lavoratori.

Sinonimi di ecopelle o pelle ecologica

Altre definizioni di questo tipo di pelle, che si possono trovare sui capi di abbigliamento, sono:

  • pelle a ridotto impatto ambientale,
  • ecocuoio,
  • cuoio ecologico,
  • ecoleather.

Questi materiali, per mantenere tale definizione ai fini commerciali, devono conservare inalterata la struttura delle fibre. L’ecopelle, rispetto alla comune vera pelle, è più difficile da trovare in commercio a causa del suo costo più elevato.

Differenza tra ecopelle e similpelle

Gran parte della confusione sulle differenze tra termini e materiali è nata ben prima della creazione della Normativa del 2015. Nei primi anni ‘Novanta, infatti, si cominciò a parlare di ecopelle per riferirsi a un materiale artificiale prodotto con polimeri sintetici derivati dal petrolio, simile alla pelle vera nell’aspetto. Ovviamente si trattava di finta pelle o similpelle, ottenuta quindi da sostanze di origine non animale e tutt’altro che ecologiche.

Similpelle o pelle finta

La finta pelle più diffusa per la realizzazione di vestiti e accessori moda è un prodotto industriale ricavato da fibre sintetiche. Su di esso si applica uno strato di materiale plastico, spesso poliuretano e nel caso dell’effetto pelle ruvida o rugosa, questo si ottiene imprimendolo ad arte sulla superficie. Esistono varie qualità di similpelle ma nessuna ha la stessa durata della pelle. Lo strato superficiale, infatti, con l’utilizzo tende a sfogliarsi e usurarsi nel giro di massimo una decina di anni.

Finta pelle ecologica o eco sostenibile e traspirante

La novità del settore è che numerose imprese si stanno industriando nella produzioni di materiali da utilizzare nel campo della moda che somiglino alla pelle e allo stesso tempo siano ecologici. Non molto tempo fa vi ho raccontato di Orange Fiber, la fibra ricavata dagli scarti di arancia per realizzare tessuti utili nel settore del fashion. Le proposte per quanto riguarda la finta pelle eco sostenibile sono:

  • l’ecopelle vegetale creata dalla designer berlinese Nina Fabert e ricavata dal fungo non commestibile fomes fomentarius, spelato e lavorato a mano;
  • il sostituto della pelle ottenuto dal legno grazie all’intuizione della start-up di Marcello Antonelli Ligneah e alla tecnica innovativa che ricorre al laser;
  • le foglie esterne dell’ananas, che hanno invece dato vita a Piñatex, dell’imprenditrice spagnola Carmen Hijosa;
  • la finta pelle ecologica Wineleather ideata da Gianpiero Tessitore e Francesco Merlino, fondatori di Vegea. Questa nasce dalle fibre e dagli oli contenuti nella vinaccia, scartata nella produzione vinicola;
  • Desserto, dei messicani Marte Cázarez e Adrián López Velarde, sviluppato a partire dalle foglie mature dei cactus.

Candy Valentino

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