cappotto Beltepà
Moda

Vi racconto l’evoluzione del brand Beltepà

Beltepà è il nome di un quartiere popolare nella periferia di Tashkent in Uzbekistan, dove nel 2015, in un’umile casa avviene l’incontro con Nigora, la prima sarta del brand che da quel quartiere prenderà il nome proponendo capi e accessori innovativi e preziosi in Italia e altre parti dell’Occidente. Sempre a Beltepà, con Nigora – una donna dalle mani e dal cuore d’oro, che ormai ha lasciato questo mondo – nel 2016 comincia la realizzazione dei primi articoli della linea di moda. Il marchio viene depositato un anno dopo presso la CCIAA di Torino mentre nel 2018 si costituisce la ditta individuale “Beltepà di Alotto Antonella”. 

Nel 2020 il brand apre la sua prima piccola showroom nel prestigioso palazzo Graneri della Roccia a Torino, chiuso poi per difficoltà di adeguamento alle regole anti Covid-19 e sostituito da un nuovo spazio in piazza Vittorio Veneto. Attualmente i capi del marchio sono presenti nelle boutique di 5 città italiane nonché a Londra, Parigi, Monaco di Baviera, Bruxelles, Hudson (NY), San Francisco e molte altre città internazionali.

Il concept di Beltepà

La linea di capi e accessori di Beltepà si fonda sull’unione delle stoffe uzbeke realizzate con i telai di legno e assemblate a mano da abili e talentuose ricamatrici, con la modellistica, il design e la creatività italiana. La selezione dei pattern Ikat non verte su quelli eccessivamente etnici poiché potrebbero sovrastare il design Italiano e la pittura artistica che a volte viene apposta sull’articolo finito. Tutti i capi sono pezzi unici.

I protagonisti della storia di questo brand sono quattro. Antonella, la direttrice artistica di Beltepà, la quale si occupa anche della ricerca dei tessuti e dei ricami e cura i rapporti di collaborazione e di supporto con le donne uzbeke. Andrea, incaricato di servire come Rettore del campus di Tashkent dal 2014 al 2017, il quale individua le strategie di sviluppo e gli aspetti commerciali ed economici. Giulia che segue le pubbliche relazioni e la comunicazione sui canali social. Ed infine Cecilia, la stilista di Beltepà che cura i modelli e la pittura artistica.

La strategia del marchio

La strategia di Beltepà segue tre principi basilari:

  1. focalizzarsi sulla qualità dei tessuti, sottolineando l’arte delle donne uzbeke, e di design e manifattura esaltando le tradizioni italiane. Armonizzare i due aspetti in modo che l’uno aumenti il valore dell’altro;
  2. usare materiali e processi eco-friendly, senza mai rinunciare alla qualità al fine di ridurre i costi;
  3. puntare al segmento di mercato sensibile a qualità, bellezza, unicità e artigianalità, possibilmente saltando il maggior numero possibile di intermediari.

Ad Antonella Alotto e sua figlia Cecilia De Marchi, talentuosa stilista del brand, ho chiesto in un’intervista di parlarmi più a fondo di questa splendida avventura nel mondo della moda.

Cominciate parlandomi dai materiali, che sono un elemento fondante degli articoli di Beltepà. Che sensazione avete avuto quando li avete esaminati la prima volta e in che modo hanno condizionato e ispirato la realizzazione della collezione?

Antonella «Per me “l’amore” è nato dalla scoperta della loro qualità e artigianalità. In particolare a colpirmi è stata la sostenibilità dell’intero processo di realizzazione, a partire dal baco da seta e per l’intera filiera: una tradizione che purtroppo in Italia stiamo perdendo».

Cecilia «Per quanto riguarda il design delle sete, ad affascinarmi è stato anche il fatto che i disegni riprodotti su di esse si rifanno a un archivio realizzato durante il periodo sovietico allo scopo di tenere traccia di un’antica tradizione, quando la produzione delle stoffe era stata impedita per motivi economici, favorendo l’avvento del sintetico nella zona. Il processo di realizzazione dei tessuti infatti è molto costoso e ancora oggi, purtroppo, i tessuti sintetici mantengono il primato di utilizzo nel settore, anche per vendere con maggiore facilità ai turisti – aumentati notevolmente negli anni – spesso ignari delle differenze». 

«A quegli stessi turisti oggi vuole rivolgersi anche Beltepà – spiega Antonella – perché siamo certe che siano in grado di comprendere e accettare volentieri il costo maggiore dei nostri prodotti una volta informati della differenza».

I tessuti protagonisti della collezione sono seta, cotone, atlas, adras, bakhmal, bekasab, velluto, lana. In particolare, utilizziamo l’adras (seta ikat) ed il bakhmal (velluto  di seta) uzbeki, oltre al tessuto dei suzani, tipici arazzi ricamati. L’Uzbekistan è il Paese più popoloso del centro Asia e produce la maggior parte dei tessuti Ikat. 

In Occidente in passato questi tessuti sono già stati usati occasionalmente da diverse maison d’alta moda per le loro collezioni più estrose, ma in modo molto effimero

Antonella «È vero e questo sicuramente è dovuto anche al fatto che la tecnica Ikat è un processo artigianale difficilmente convertibile in una produzione industriale, poiché consiste in un elevato numero di operazioni, di cui molte, in particolare quelle relative alla colorazione in filo prima della tessitura con il metodo della “riserva”, sono necessariamente eseguite a mano».

Cecilia «Un motivo è la scarsa disponibilità dei tessuti, non adatta a una grande distribuzione. Anche l’altezza delle stoffe realizzare con i telai è limitata e non permette una produzione in serie».

Fatte queste considerazioni tecniche, quanti capi riuscite a produrre ogni anno?

Antonella «Al momento la produzione di Beltepà non arriva a 150 cappotti all’anno e nelle migliori ipotesi le previsioni per i prossimi tre anni potrebbero essere di arrivare a produrne 500 all’anno. La lunghezza tipica di una pezza intera di velluto di seta è compresa tra 60 e 80 metri, il che implica che se ne possano ricavare non più di 8 pezzi con la stessa colorazione». 

E adesso una carrellata sulla vostra collezione: raccontatemi i capi e gli accessori principali di Beltepà

Cecilia «Il capospalla è l’elemento principale della collezione. I cappotti vengono foderati con lane preziose o sete italiane, giapponesi, indiane o di paesi lontani, con l’intento di creare un filo invisibile che unisca la bellezza di  tutto il mondo. Gli altri capi e accessori sono nati sia per integrare che per utilizzare gli scarti delle stoffe usare per realizzare i capospalla. Quindi ci sono gonne, baschi, borse, una linea di abiti per cerimonie che ha tutta un’altra struttura di lavorazione. Generalmente i capi sono ispirati alla natra, al mondo dell’arte; una delle ultime produzioni prende spunto dalla fioritura dei ciliegi in Giappone. Gli abiti sono tutti caratterizzati da forme molto morbide, particolarmente apprezzate dalle signore, ma stiamo diventando sempre più trasversali per quanto riguarda l’età media del nostro target di riferimento. Abbiamo creato anche alcuni articoli per l’arredo della casa come i cuscini e i pouff. Inoltre ora abbiamo realizzato anche una linea di abbigliamento per bambini, in uscita a breve, alla quale tengo molto. In questo modo Beltepà può diventare un modo di essere, una scelta di sostenibilità più che una semplice linea di moda».

Antonella «Direi che Beltepà è l’unione di mond diversi, un’unione di donne che fanno cose belle, con il denominatore comune della bellezza. Il brand è permeato da un forte legame col passato che fa da molla per un futuro migliore».

Candy Valentino

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